Rete nazionale operatori dell'usato

Rete ONU

Rete ONU rappresenta e promuove interessi e istanze degli operatori italiani del riutilizzo e della preparazione per il riutilizzo presso le istituzioni pubbliche, i legislatori e altri stakeholder.

Lobbying Activity

Response to Promoting sustainability in consumer after-sales

4 Apr 2022

La Rete Nazionale Operatori dell'Usato (Rete ONU) è l'associazione di categoria degli operatori del riutilizzo in Italia e rappresenta oltre 13.000 addetti. Per promuovere il riutilizzo e la riparazione dei beni è fondamentale partire dai settori esistenti del riutilizzo e della riparazione, senza privilegiare gruppi o cordate particolari, e prendendo atto dei grandi numeri garantiti da questi settori nonostante la loro dimensione frammentata e spesso, a livello europeo, poco efficace nel compiere azioni di advocacy. Dovrebbe essere l’Unione Europea in modo diretto, senza riferirsi a gruppi di pressione particolaristici, a farsi carico di una fotografia autentica e completa di tutti i player che si dedicano oggi al riutilizzo e alla riparazione. Nel caso italiano, il settore del riutilizzo impiega circa 100.000 persone, fattura tra i 2 e i 3 miliardi di euro annui e garantisce ogni anno la reimmessa in circolazione di circa 500.000 tonnellate di beni escludendo veicoli e frazioni pregiate (fonte: Rapporto Nazionale sul Riutilizzo 2021 https://tavolodelriuso.it/wp-content/uploads/2021/07/RAPPORTO-2021-definitivo.pdf). Il settore vive forti difficoltà a causa di codici ATECO inadeguati per i negozianti, ai quali viene nella maggior parte dei casi applicata IVA piena e imposte tariffe rifiuti uguali a quelle della grande distribuzione, e a causa della mancanza di status per le decine di migliaia di ambulanti dell’usato dovuta all’abrogazione delle definizioni contenute negli articoli 121 e 124 del TULPS in seguito ai decreti applicativi della legge 114/98 sul commercio. Una mancanza di riconoscimento che si riflette anche sulle politiche ambientali nazionali ed europee, che spesso sottovalutano l’importanza e potenzialità del settore del riutilizzo, preferendo a volte basarsi su proposte di "reset" il cui fondamento tecnico non è chiaro. Il settore della riparazione vive un’analoga dinamica. Eurostat riferisce che in Italia queste imprese sono venticinquemila tra riparatori di biciclette, calzolai, sarti e riparatori di apparecchi elettrici ed elettronici. Il settore fattura globalmente 2,3 miliardi di euro, ossia 92.000 euro di fatturato medio per unità (non molto, considerando i costi e le tasse che normalmente deve sostenere una microimpresa). Il numero di oggetti riparati grazie ai professionisti della riparazione non è noto, ma a giudicare dal giro economico è probabile che superi cinquanta milioni di unità ogni anno. Eurostat riferisce che, dal 2008 al 2018, il numero di microimprese della riparazione è diminuito di ben 6000 unità. Abbiamo notato che il New Green Deal, pur ponendo al centro i temi del riutilizzo e della riparazione, non menziona i settori esistenti del riutilizzo e della riparazione né offre spunti che sembrino tener conto della loro realtà (abbiamo manifestato questa nostra preoccupazione alla stampa nazionale: https://www.staffettaonline.com/staffetta-rifiuti/articolo.aspx?id=363807); questa mancanza di orientamenti chiari e fondati sulla realtà del settore induce molti enti, locali e regionali, a promuovere politiche prive di qualsiasi fondamento tecnico (centri di riuso vincolati alla distribuzione gratuita, senza ottica di filiera, ecc..) e a non tener conto delle grandi potenzialità della preparazione per il riutilizzo (almeno 600.000 tonnellate di beni grazie ai procedimenti EOW potrebbero tornare ogni anno in circolazione senza bisogno di interventi di riparazione). Problemi, questioni e proposte degli operatori italiani del riutilizzo sono riportati nella relazione illustrativa allegata.
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